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- Almirante: nipote di sopravvissuta rinuncia a intitolazione
- ANSA - Vassalli, serve memoria condivisa non provocazioni
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- Intervista a Giorgio Bocca
- AN celebra Almirante: "Un esempio da seguire"
- ANSA - Pacifici, per la strada totale condanna comunità
- OMNIROMA - Almirante, D'Amato (PD):NO a toponomastica per riscrivere storia
- Chi era Giorgio Almirante
Almirante: nipote di sopravvissuta rinuncia a intitolazione
(ANSA) - ROMA, 29 MAG - La nipote di una insigne sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti ha chiesto che, qualora Roma dedicasse una via a Giorgio Almirante, venga ritirata l'intitolazione della strada da tempo dedicata nella capitale alla propria zia.
La richiesta e' stata fatta, in una nota, da Carla Di Veroli "in qualita' erede morale di Settimia Spizzichino, reduce dei
campi di sterminio di Auschwitz, Birkenau e Bergen Belsen". La donna, componente del direttivo dell'Aned, l'Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti, chiede "formalmente che, nel caso il Consiglio Comunale di Roma si esprima a favore dell'intitolazione di una strada a Giorgio Almirante, contestualmente venga ritirata l'intitolazione di Via Settimia Spizzichino" in localita' Tomba di Nerone.
Di Veroli, che e' anche assessore alle Politiche culturali e della Memoria del Municipio Roma XI, una delle circoscrizioni
della capitale, definisce fra l'altro "singolare che proprio nel 70/o anniversario delle Leggi Razziali fasciste" il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, proponga di intitolare una strada al defunto leader del Msi che tra l'altro fu "segretario di redazione della rivista 'La difesa della razza'". (ANSA).
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Vassalli, serve memoria condivisa non provocazioni
(ANSA) - ROMA, 29 MAG - "Bisognerebbe fare uno sforzo per favorire una memoria storica condivisa e invece talvolta si scade nella provocazione, che inevitabilmente divide". È quanto ha riferito il presidente emerito della Corte Costituzionale Giuliano Vassalli sulla proposta del sindaco di Roma di intitolare una strada della Capitale a Giorgio Almirante.
"Certe figure politiche - ha detto Vassalli a margine della presentazione della Prima Festa Nazionale dell'Anpi - dovrebbero appartenere piu' a valori storici condivisi piuttosto che alla toponomastica".(ANSA).
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Intervista a Giorgio Bocca
Rinaldo Gianola - da L'Unità
«Roba da pazzi. Il sindaco Alemanno vuole dedicare una strada ad Almirante, uno che fucilava i partigiani. Anzi no, mi sbaglio: non sono matti. È una provocazione, la provocazione di chi si sente vincitore e può fare quello che vuole». Giorgio Bocca, partigiano e giornalista, è uno dei pochi intellettuali in giro che si oppone alla revisione fai-da-te della storia e che, nonostante l’aria che tira, ha ancora il coraggio di difendere la Resistenza, la Costituzione repubblicana basata sull’antifascismo. Purtroppo non si fa illusioni, «l’Italia e gli italiani sono così...».
Bocca, ci tocca vedere pure questa: una strada intitolata ad Almirante.
«Non c’è niente di strano. I fascisti sono al governo, hanno vinto e vogliono far vedere quello che sanno fare. L’altra sera, dopo il consiglio dei ministri a Napoli, ho letto che Berlusconi è andato a far festa con Gasparri. Capito? I fascisti si sono riciclati, adesso fanno i ministri, hanno il potere, sono tornati in forze e, come hanno detto, non si sentono più figli di un dio minore».
Ma Almirante...
«Almirante è sempre stato un fascista: un difensore della razza, un repubblichino di Salò che partecipava ai rastrellamenti di partigiani in val Sesia. Adesso lo celebrano, andiamo bene... Siamo a un’altra svolta. L’Italia è sempre la stessa: trionfano il conformismo e il trasformismo. Oggi c’è un altro cambio di stagione».
È la fine di una storia?
«Lo ha detto Fini, diventato presidente della Camera: “Con me finisce il dopoguerra”. Voleva dire che finisce anche l’antifascismo. E quindi possono dedicare le strade a chi vogliono»
Possibile che una notizia del genere non desti qualche reazione, magari una protesta della sinistra...
«La sinistra? Perchè, c’è ancora la sinistra? Ho l’impressione che pur di campare la sinistra, o quel che rimane, sia disposta a tutto. Bisogna mangiare nella greppia del potere per tirare avanti».
E l’antifascismo della Costituzione?
«Se oggi dici che sei antifascista rischi di trovare qualcuno che ti ride in faccia, i valori sono andati a farsi benedire. Ma con chi te la prendi? I fascisti sono diventati tutti filoisraeliani, parlano pure del 25 aprile come se fosse la loro festa. E tutto fila liscio, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Allora ci sta anche la strada per un fucilatore di partigiani».
Deluso?
«Molto di più. Sono appiattito, sotterrato, sono quasi morto. Dal punto di vista politico uno con la mia storia è finito. Non mi riconosco in questo paese, nei “valori” che esprime questa classe dirigente. La mia storia è scomparsa. Io sono uno di quelli che si è battuto per il ritorno dell’Italia alla democrazia, per la sconfitta della dittatura fascista, difendo la memoria della stagione partigiana che riscattò questo Paese. Ma oggi sono uno sconfitto, hanno vinto loro. Basta guardarli. Ormai si è stabilito che la democrazia è una parvenza, un’illusione. E, forse, è vero».
E quest’Italia assorbe tutto, senza mai destarsi?
«Gli italiani sono trasformisti, sempre gli stessi, stanno con chi vince. Magari una volta c’era qualche speranza, qualche principio per cui battersi. Forse anche noi partigiani ci eravamo illusi di cambiare il Paese. L’altro ieri Berlusconi ha detto alla Marcegaglia che le proposte di Confindustria sono il programma del suo governo. Ma ci rendiamo conto? Come fa il capo del governo a dire una cosa del genere? Quando mai nella nostra storia abbiamo pensato che la Confindustria fosse il Paese? E la Marcegaglia, la raccomando... Ha fatto un intervento per accusare tutti, senza un cenno autocritico, senza un rimorso su quanto sta accadendo. Questi capitalisti pensano di essere sempre nel giusto, di non aver nessun difetto».
E invece?
«Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo, ma non è scevro di gravi difetti. È un sistema in crisi, ci sta togliendo l’acqua, l’aria per vivere. Stiamo sulla stessa barca e stiamo affondando, tutti felici in questo globalismo catastrofico. Noi italiani facciamo finta di niente, ma stiamo precipitando. E ora è comparso il segno del precizio».
Quale?
«La scelta di tornare al nucleare. Una follia. Ricadiamo nello stesso errore che avevamo evitato, per un colpo di fortuna, vent’anni fa. E il bello è che torniamo al nucleare con le stesse motivazioni di allora, “perchè ci serve”. Ci siamo dimenticati tutto. A questo punto ci meritiamo le centrali nucleari e anche la strada per Almirante».
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AN celebra Almirante: "Un esempio da seguire"
I muri di Milano sono tappezzati di manifesti firmati Alleanza Nazionale con la faccia di Giorgio Almirante.
"Un grande italiano. Un esempio da seguire", si legge sul manifesto, facendo riferimento al ventesimo anniversario della morte del fondatore dell'MSI, e a una messa che sarà celebrata in una chiesa del centro.
A nome della sezione milanese dell'ANED esprimo la più sdegnata condanna di questo manifesto. Giorgio Almirante fece parte per 5 anni, dal primo all'ultimo numero, della redazione della rivista fascista La difesa della razza, principale veicolo nel nostro paese di quella politica razzista che sfociò tra il '43 e il '45 nella deportazione e nello sterminio di migliaia di uomini, donne e bambini ebrei.
E fu altissimo esponente della RSI, arrivando a firmare il famoso manifesto in cui si prometteva la "fucilazione nella schiena" degli "sbandati ed appartenenti a bande" che non si fossero piegati alla leva della repubblica di Mussolini, al soldo dell'alleato nazista.
Il manifesto milanese ci parla della cultura politica di forze che oggi occupano altissime cariche istituzionali. Le lacrime di fronte al museo Yad Vashem di Gerusalemme sono archiviate; le critiche al fascismo, come "male assoluto", pure: oggi è cambiato il vento, e AN rivendica con orgoglio una storia fatta anche di disonore.
I superstiti dei lager e i familiari dei Caduti esprimono la loro protesta per una iniziativa che riporta indietro di decenni il dibattito politico nel nostro paese.
Da:
www.deportati.it
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ALMIRANTE: PACIFICI, PER LA STRADA TOTALE CONDANNA COMUNITÀ
(ANSA) - Roma, 27 maggio
"La mia opinione, così come quella di tutta la Comunità ebraica è di totale condanna". Con queste parole il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha risposto a chi gli chiedeva un commento sulla proposta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, di intitolare una strada allo storico segretario dell'Msi, Giorgio Almirante.
Prima di accogliere il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, alla sinagoga, Pacifici ha sottolineato di non voler ''entrare nel merito del giudizio politico di Almirante alla nascita della nostra Costituzione''.
Pacifici ha pero' aggiunto: ''Conservo a casa i documenti della 'difesa della razza' di cui Almirante era direttore. E' stato complice di un regime tiranno che ha portato alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei''. ''Certo - ha spiegato Pacifici - non e' colpevole di aver ucciso nessuno ma complice di quel regime. Credo non meriti di essere ricordato''.(ANSA).
ALMIRANTE, D'AMATO (PD):NO A TOPONOMASTICA PER RISCRIVERE STORIA
(OMNIROMA) Roma, 22 maggio
"Deve essere massimo il rispetto dei morti e di chi ha creduto fino in fondo in un'ideologia politica, ma ritengo sbagliato utilizzare la toponomastica per riscrivere la storia. Ricordo ad Alemanno che Almirante fu tra i firmatari del Manifesto della razza e collaborò attivamente alla rivista 'La difesa della razza' su cui scrisse che 'il razzismo è il più vasto e più coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato' (pagina 47, 48 de 'La difesa della razza', numero 6).
Oggi, a sessant'anni dalla nostra Costituzione, credo che ben altre sono le priorità cui il sindaco di Roma dovrebbe dedicarsi". Lo dichiara, in una nota, Alessio D'Amato consigliere regionale del Pd. red
Chi era Giorgio Almirante
Giorgio Almirante iniziò la sua carriera come cronista presso il quotidiano fascista Il Tevere dove lavorò fino al 1943 e di cui fu caporedattore. Firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, dal 1938 al 1942 collaborò alla rivista La difesa della razza come segretario di redazione.
Su questa rivista si occupò di far penetrare in Italia le tesi razziste provenienti dalla Germania nazista, che già avevano portato all'approvazione nel 1938 delle leggi razziali fasciste, e che faticavano ad imporsi nella società italiana, dov'erano percepite come un elemento estraneo alla cultura nazionale. All'accusa che il regime si stesse appiattendo sempre più sulle posizioni naziste, Almirante, nell'ottobre del 1938, rispondeva che:
«il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera »
(Giorgio Almirante,[1] 1938)